Fino a qualche decennio fa ad Angera la festa della donna non si festeggiava l’8 marzo ma l’11 gennaio, per Santa Liberata. Una devozione della tradizione popolare che a sua volta ricorda  un altro culto angerese “al femminile”, quello delle “Matronae Dervonnae” di epoca romana. Le matrone erano le divinità della vita stessa, le madri delle querce, che tutelavano le donne, i parti e i neonati, oltre al destino delle persone, il fato, per cui vennero chiamate anche “Fatae”.

Nella cittadina della Rocca, da cui è partito il tour di Varese 4U – Archeo, il legame con il passato non è qualcosa che resta confinato nelle teche di un museo o nei libri di storia, ma che, da un lato grazie alle tradizioni dall’altro grazie a un importante lavoro di studio e valorizzazione, diventa una presenza importante nella vita quotidiana della comunità.  

Gran parte di questo lavoro di divulgazione e ricerca si deve all’impegno congiunto dell’amministrazione e di Cristina Miedico, conservatrice del museo archeologico cittadino che alla sua preparazione scientifica unisce una grande passione per il proprio lavoro. In questi anni sono state molte le iniziative avviate per aprire il più possibile le porte del museo civico al pubblico con progetti mirati a favorire l’accessibilità e la fruibilità. Sono nati così progetti diversi come quello del MaBa, il museo archeologico dei bambini, dedicato alle famiglie dove bimbi e ragazzi possono apprendere grazie a un linguaggio semplice, immagini efficaci e aree di apprendimento “empirico” come la vetrina tattile con i reperti ricostruiti grazie al minuzioso lavoro di Marco Maioli.

«Angera – spiega Cristina Miedico – è il sito della provincia di Varese con le più antiche attestazioni della presenza umana. Le prime risalgono al Paleolitico superiore, 15mila anni fa. Ma questo luogo è importante anche per le testimonianze di epoca romana, quella è stata l’epoca di maggior prestigio storico del borgo angerese. Angera era una delle più importanti stazioni commerciali dell’ “autostrada fluvio lacuale” che collegava il mediterraneo al Nord Europa. Insieme a Mergozzo e Muralto, costituiva uno dei più importanti porti per i traffici commerciali. I reperti ritrovati, testimoniano anche l’incontro tra civiltà e culti differenti, portati dalle persone che viaggiavano insieme alle merci all’interno dei vasti confini dell’impero romano».

Reperti, ricerche e testimonianze archeologiche hanno permesso di avviare anche alcuni progetti culturali che uniscono il passato con il moderno sapere artigiano. È il caso di due lavorazioni che hanno ottenuto il marchio De.Co. dal Comune: il pane di Angera e i gioielli della linea Dervonia ispirata alle matrone romane.

La gioielleria A.M. Oro di Mario Caputo ed Emanuela Borsa realizza i gioielli di Angera de.co. della linea Dervonia ispirata alle Matronae Dervonnae. È stata la giovanissima Carola Caputo a studiare e ideare il progetto che il laboratorio ha poi realizzato dando vita ai gioielli di Angera: una parure completa con ciondolo, bracciale, orecchini, anelli e girocollo. «Questa linea ha riscosso molto interesse – ci rivela Carola – per la sua originalità e storia. Sono in molti a chiederci informazioni e ad averli richiesti. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dall’interesse che hanno riscosso».

È invece un’analisi in pieno stile CSI quella che ha restituito la ricetta millenaria del pane di Angera. Claudio Giombelli, del panificio Giombelli, prepara due volte alla settimana questo pane speciale a base di farina integrale biologica di farro e frumento macinata a pietra, sale, lievito e olio evo. La ricetta risale ai risultati delle analisi sul pane ritrovato nella necropoli romana di Angera, insieme a pesche, datteri e olive. Il panificio prepara due formati: la treccia e il quadratus; ne esiste anche un altro, la tazìna, utilizzata in alcuni ristoranti angeresi come base per zuppe e piatti a base di ingredienti del territorio. Il pane di Angera è in vendita il giovedì è il sabato.

La tazìna è una pagnotta che ricorda la forma di una scodella, ideale per contenere zuppe e piatti gustosi. Il Nettare di Giuggiole di Angera è uno dei ristoranti dove si può degustare questo prodotto. Il cuoco del locale, Riccardo Baranzini, la prepara in più varianti cercando di unire prodotti locali e tipici del territorio.

L’enogastronomia è soltanto uno dei tanti interessi dei turisti che arrivano ad Angera. Ad accoglierli è l’infopoint situato all’Imbarcadero. Nadia Contini, responsabile al turismo e comunicazione del comune ci presenta le attività del punto di accoglienza che vanno dalle informazioni all’organizzazione di visite guidate. «Lo scorso anno i turisti che si sono registrati da noi sono stati più di 10mila – spiega -. Sono soprattutto visitatori di passaggio, in vacanza sul lago, interessati a visitare la Rocca ma anche a scoprire gli itinerari, sentieri e percorsi ciclopedonali, storia, prodotti tipici e le bellezze paesaggistiche del luogo».

La Rocca e il lago sono senza dubbio le principali attrazioni del luogo ma non sono le uniche. Per valorizzare i siti di interesse artistico, storico e paesaggistico della cittadina è nato, alcuni anni fa, il progetto del Museo Diffuso, un itinerario in oltre cinquanta tappe che racconta le peculiarità del luogo. Un percorso cresciuto di anno in anno, grazie anche alla partecipazione della comunità locale e che è destinato a potenziarsi. Nel nostro incontro con Valeria Baietti, l’assessore alla cultura, ci rivela una novità in arrivo per il borgo: «Il lavoro di Ravo, l’artista che ha realizzato il celebre murale ispirato al Fanciullo del Caravaggio, continuerà presto. I dipinti e gli affreschi “da riportare in piazza” sono alla base del progetto dedicato ai Borghi con il quale è stato vinto recentemente un bando della Regione Lombardia. L’obiettivo è creare una pinacoteca a cielo aperto e Ravo sarà uno dei protagonisti di questo progetto».

A volte le testimonianze del passato sono sotto ai nostri occhi. È il caso della fontana degli animali, ai piedi del paese di Taino, la cui base è un sarcofago di epoca romana. Laura Tirelli, anima del Museo di Storia Locale, ne racconta la storia: “La fontana degli animali in un più recente passato era utilizzata come abbeveratoio dei cavalli che trainavano i carri di uva diretti dai comuni della zona alla distilleria Rossi di Angera. Nel 2016 la parete della fontana è stata ristrutturata e decorata con un mosaico realizzato dall’artista locale Gabriella Pagliari”.